Pubblichiamo i risultati della ricerca sui sindacati albanesi svolta all'interno del progetto di ISCOS Marche in Albania.
Da un’analisi complessiva emerge come in Albania non ci sia una diffusa percezione dell’utilità’ sociale del sindacato. La negazione del ruolo e della missione del sindacato (fino ad un atteggiamento violentemente antisindacale di alcuni settori padronali) è inserita in un contesto caratterizzato da una forte illegalità e informalità dell’economia e dove prevale un sistema di PMI, con una forte presenza del settore dei servizi (in particolare commercio). In altre parole è una economia dov’è fortemente presente il lavoro nero e dove regnano robustamente tutte le componenti di quella che viene chiamata economia informale (dall’autoproduzione in agricoltura all’economia criminale).
Per saperne di più:
- le conclusioni (italiano);
- il rapporto completo (inglese)
Visita ISCOSMarche.it!
Questo blog non è più aggiornato dal 1 luglio 2010.
Di seguito trovate i collegamenti agli ultimi 5 articoli pubblicati sul nuovo blog, iscosmarche.it.
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martedì 25 maggio 2010
I sindacati albanesi: i risultati della ricerca
venerdì 22 gennaio 2010
Radio Labour: la radio dei lavoratori
Vi segnaliamo l'imminente lancio di RadioLabour.net la prossima settimana.
L'avvio di International Labour News Audiocast è previsto per il 1 febbraio 2010. E' un programma settimanale di notizie internazionali sul lavoro diffuso tramite Internet.
L'audiocast - chiamato Solidarity News - sarà disponibile su RadioLabour.net ogni Lunedi mattina.
Solidarity News si concentrerà sulle attività sindacali e dei lavoratori su questioni da tutto il mondo, con particolare attenzione ai mercati emergenti e ai paesi in via di sviluppo.
RadioLabour fornirà regolarmente presentazioni settimanali, ma una caratteristica speciale saranno le relazioni dei sindacalisti per segnalare particolari eventi o pubblicizzare una attività della loro organizzazione.
I testi dell'audiocast saranno disponibili come aiuto ai sindacalisti che vogliono imparare l'uso della lingua inglese come lingua supplementare nel settore del movimento internazionale del lavoro.
Per ulteriori informazioni su RadioLabour, ascoltare le trasmissioni, o fornire relazioni, visitare il sito RadioLabour: http://www.radiolabour.net
E' attivo su UnionBook un gruppo: Labour Podcasting, per discutere dell'argomento.
venerdì 27 novembre 2009
Alblajme parla di ISCOS Marche
Riportiamo la traduzione di un articolo apparso su Alblajme, sito di news albanese
ISCOS Marche è l’Istituto di cooperazione internazionale della Cisl Marche. La Cisl e’ una delle più importanti organizzazioni sindacali italiane che ha collaborato - fin dalla loro fondazione - con le due Confederazioni sindacali: BSPSH e KSSH. ISCOS Marche e’ l’organizzazione di cooperazione internazionale attraverso cui la Cisl delle Marche agisce per sostenere i sindacati dei lavoratori e le organizzazioni della società civile nella loro azione di affermazione della giustizia sociale e di uno sviluppo equo e socialmente sostenibile. In questo senso ISCOS Marche è impegnato da circa 20 anni, in azioni di cooperazione in vari paesi del mondo.
Attivo in Albania sin dal 2002, ISCOS Marche ha implementato vari progetti finalizzati alla modernizzazione del sistema d’incontro tra domanda ed offerta di lavoro. In particolare ha consentito la realizzazione di un programma informatico di “job matching” per gli Uffici del Lavoro (Servizio Nazionale dell’Impiego) della Prefettura di Durazzo.
Nell’ambito della sua Azione, ISCOS Marche ha, tra l’altro, organizzato due visite studio - sulle politiche attive del Lavoro - nella Regione Marche per dirigenti del Ministero del lavoro e dei Sindacati albanesi. Mentre in Albania, sempre in collaborazione con il Ministero del Lavoro - ha organizzato due seminari sulle politiche attive del lavoro e la formazione professionale per i dirigenti dei Servizi del Lavoro della Regione Marche, in una visione di scambio di buone pratiche.
Attualmente ISCOS Marche sta realizzando un progetto finalizzato al rafforzamento dei Sindacati albanesi attraverso un finanziamento dell’Unione Europea (Programma Cards 2005) e della Regione Marche.
L’obiettivo generale di questo progetto è di consentire il rafforzamento e la qualificazione della presenza delle due Organizzazioni sindacali albanesi nel sistema produttivo e nella società albanese al fine di consolidare il dialogo sociale sia con i datori di lavoro per aumentare il numero i Contratti Collettivi cosi’ come con con le istituzioni governative a tutti i livelli per realizzare programmi necessari per contrastare la disoccupazione e il disagio sociale. Questo processo di rafforzamento dell’azione dei due Sindacati albanesi sta avvenendo attraverso un programma di formazione che coinvolge un considerevole numero di dirigenti di BSPSH e KSSH a tutti i livelli.
Una attività di formazione specifica è rivolta a giovani lavoratori con l’obiettivo di potenziare l’azione contrattuale nelle imprese dove essi lavorano. All’interno di questi corsi viene favorita la partecipazione di donne.
Un altro importante obiettivo del progetto e’ costituito dalla modernizzazione tecnologica di TULSA, il Centro di formazione permanente dei sindacati albanesi che è collocato nel palazzo della cultura del Kombinat di Tirana. Questo Centro costituisce una istituzione unica nei Balcani. Infatti al suo interno, oltre ai corsi di formazione per i sindacati albanesi, vi si svolgono numerose attivita’ internazionali promosse e realizzate da organizzazioni come ILO, le federazioni Sindacali Internazionali, la Fondazione Frederic Ebert.
ISCOS Marche onlus, realizzerà nei prossimi mesi tre Campagne d’informazione e di sensibilizzazione con l’obiettivo di far comprendere ai cittadini e ai lavoratori l’importanza del ruolo del sindacato nello sviluppo del paese e di far conoscere le strategie che BSPSH e KSSH hanno per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori e dei pensionati. La prima Campagna svilupperà il tema del Lavoro dignitoso. Questa campagna sara’ incentrata sul diritto ad avere alcune sicurezze nel lavoro a cominciare da quella della sua stabilità, dell’igiene e della sicurezza nei luoghi di lavoro, fino al diritto a maturare una pensione dignitosa per la vecchiaia.
La seconda Campagna sarà incentrata sul reclutamento di nuovi lavoratori al sindacato, soprattutto donne, nei settori calzaturiero, tessile ed abbigliamento delle aree industriali di Durazzo e Tirana. Si tratta di un settore strategico nel sistema industriale albanese, dove la maggioranza della forza lavoro e’ rapprentata da donne e dove il rispetto delle norme contrattuali e’ relativamente basso, con un alto tasso di lavoro nero. Inoltre, in questo settore e’ utilizzato in maniera strutturale il decentramento produttivo: sono molte, infatti, le donne che lavorano a casa producendo scarpe o capi di vestiario.
La terza Campagna, infine, affronterà un tema assai rilevante in Albania, ovvero la sicurezza nei cantieri edili.
Ogni Campagna sara’ effettuata utilizzando vari mezzi di comunicazione, soprattutto volantini, manifesti, striscioni, ma anche organizzazione di punti d’incontro con i sindacalisti nelle strade. E’ prevista anche l’organizzazione di specifici seminari sui diversi temi che toccati dalle campagne.
Repressione in Iran

INTERNATIONAL CAMPAIGN FOR HUMAN RIGHTS IN IRAN
Politica di repressione contro i sindacati
Arrestati quattro leader sindacali della “Haft Tapeh Sugar Cane Company” fondato nel 2008 e di cui fanno parte circa 5.000 iscritti e riconosciuto a livello internazionale. Il 24 ottobre scorso il sindacato iraniano aveva fatto appello all’OIL a proposito delle violazioni delle convenzioni n.87 e 98. In Iran al momento è vietato ai sindacati indipendenti poter manifestare apertamente le loro opinioni e manifestare per i diritti dei lavoratori.
Link:
Articolo
venerdì 9 ottobre 2009
Congiuntura difficile per i sindacati albanesi
Da Conquiste del Lavoro
Congiuntura difficile per i sindacati albanesi
di Giuseppe Iuliano*
Tirana (nostro servizio).
Un applauso sentito ha accolto al congresso della confederazione sindacale albanese Bspsh l'intervento di Stefano Mastrovincenzo, Segretario della Usr Marche, che ha portato il saluto della Cisl e del segretario generale Raffaele Bonanni ed ha parlato anche a nome di Cgil e Uil, tutti presenti a sostenere il sindacato albanese in una congiuntura piuttosto delicata. Ma nell'applauso c'era anche tutto il calore dei delegati albanesi, stretti intorno al presidente Gezim Kalaia, da poco recuperato dopo una gravissima crisi di salute ed un intervento chirurgico, effettuato in Italia, proprio ad Ancona, dove ha ricevuto le attenzioni e l'affetto solidario della Cisl, della Usr e dell'Iscos Marche. Dopo alcuni mesi di riabilitazione Gezim Kalaia è rientrato in Albania e si è presentato in piena forma al Congresso della sua Confederazione, che lo ha confermato ieri nella massima carica. Il sindacato albanese attraversa, come dicevamo, una fase molto difficile: il presidente recentemente rieletto, Sali Berisha, ha deciso in effetti di "sequestrare" alle confederazioni sindacali, con un provvedimento governativo, le proprietà immobiliari che erano appartenute alle Unioni professionali dell'ex regime comunista e che egli stesso, nel 1992, aveva consegnato con un decreto alle nuove confederazioni sindacali democratiche. Dagli affitti delle proprietà i sindacati traggono risorse indispensabili per le loro attività, consapevoli dello scarso apporto, in primis per la mancanza di lavoro, che proviene alle loro casse dalle quote di affiliazione dei lavoratori. Le due confederazioni sindacali albanesi (accolto con applauso e "fairplay" l'intervento al congresso del vicepresidente dell'altra confederazione Kssh, Dobrushi) hanno incassato la solidarietà ed il sostegno delle delegazioni internazionali presenti in Albania, impegnate con
* Dipartimento Politiche Internazionali Cisl
venerdì 4 settembre 2009
Il sindacalista albanese
Segnaliamo un'intervista di Osservatorio sui Balcani a Kol Nikollaj, segretario della Confederazione dei sindacati albanese.
E' a capo di una delle maggiori confederazioni sindacali albanesi. La tutela e la sicurezza sul lavoro, il rapporto tra pubblico e privato, la disoccupazione e la necessità di riforme. La situazione del sindacalismo albanese in quest'intervista a Kol Nikollaj.
Qual è la situazione dei sindacati albanesi oggi?
Si può dire che abbiamo superato la fase dell’emergenza iniziale, che caratterizzava i primi tempi del pluralismo in Albania. Attualmente esistono due raggruppamenti principali, l’Unione dei sindacati indipendenti e la Confederazione dei sindacati dell’Albania. Quest’ultima è la confederazione che io dirigo da quattro anni. Vi aderiscono 12 sindacati, provenienti da tutto il paese. Ha circa 110 mila iscritti ed è estesa su tutto il territorio.
Quali sono i risultati concreti che avete ottenuto in questi anni?
Nel corso degli anni siamo riusciti a firmare tre accordi nazionali con il governo. Purtroppo però, negli ultimi anni, la collaborazione con le istituzioni statali non sembra funzionare molto bene. Da tre anni non è stato firmato alcun accordo rilevante. Due anni fa, però, la protesta dei minatori di Bulqiza ha prodotto dei risultati molto importanti per il sindacato. Dopo di loro ci sono state decine di scioperi da parte di insegnanti, dipendenti dei trasporti pubblici ecc. E finalmente siamo riusciti a trasformare il primo maggio in giorno di protesta e non solo di festa e riposo.
Che rapporti avete con il resto della società civile?
Abbiamo vari rapporti di collaborazione sia con la società civile albanese che con organizzazioni non governative (ong) straniere. Una delle associazioni con cui abbiamo costruito un rapporto molto proficuo è l’italiana Arci. Con loro abbiamo organizzato ad esempio una campagna contro la corruzione. In Albania abbiamo un ottimo rapporto con Mjaft, con cui abbiamo condotto battaglie comuni per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori. Abbiamo collaborato con diverse ong che si occupano dei diritti delle donne, dai permessi di maternità alle condizioni di lavoro e con il Parlamento dei giovani, organizzando vari seminari per sensibilizzare i più giovani sui loro diritti.
Collaborate con sindacati esteri?
Sì, principalmente con i sindacati italiani come la CISL delle Marche o la CGIL di Napoli . Abbiamo anche altre collaborazioni, ma le più importanti per noi sono quelle italiane. L’Albania in genere vede il suo cammino europeo attraverso l’Italia, noi abbiamo oggi i problemi che i sindacati italiani avevano 30 anni fa e quindi la loro esperienza ci è estremamente utile.
continua la lettura su Osservatorio dei Balcani
mercoledì 29 luglio 2009
Turchia: 32 sindacalisti ancora in carcere
L'International Trade Union Confederation (ITUC), e la Confederazione europea dei sindacati (CES) ha scritto una lettera congiunta al Primo Ministro turco la scorsa settimana per protestare contro le continue molestie, licenziamenti, procedimenti giudiziari arbitrari e arresti di membri e dirigenti della Confederazione dei sindacati dei lavoratori del pubblico impiego (Kesk). Ad oggi 32 persone sono ancora in carcere, senza possibilità di un giusto processo e in violazione delle norme del Consiglio d'Europa.
Il mese prossimo, il 15 agosto, partiranno i negoziati sulle condizioni di lavoro per i lavoratori del settore pubblico in Turchia. Le autorità turche li definiscono "colloqui di consultazione collettiva", che di per sé è già una violazione della Convenzione 98 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) sulla contrattazione collettiva. L'ITUC e la CES considerano questi fatti come una strategia per indebolire la posizione negoziale del sindacato, che costituisce una grave violazione della Convenzione OIL n. 87 sulla libertà di associazione.
ITUC aveva già scritto al governo turco in tre occasioni (29 maggio, 15 giugno e 18 giugno) per protestare contro i numerosi arresti di membri e dirigenti del Kesk e di una delle sue principali affiliate, il sindacato degli insegnanti Egitim-Sen. Il 28 maggio, 35 di loro sono stati arrestati, e 22 sono in carcere ancora oggi. Dieci membri e dirigenti erano già in carcere prima. Non c'è stato alcun tipo di risposta a nessuna di queste lettere.
"Ovviamente è del tutto inaccettabile che il sindacato del settore pubblico in Turchia sia preso di mira in vista delle prossime trattative sulle condizioni di lavoro, per mezzo di detenzioni in contrasto con la legislazione turca e le norme internazionali. I cittadini di un paese democratico non possono essere arbitrariamente detenuti senza giusto processo" ha dichiarato Guy Ryder, segretario generale ITUC.
I diritti dei lavoratori possono essere esercitati solo in un clima libero da violenza, minacce di rappresaglie o di qualsiasi tipo contro i loro dirigenti e soci. Il CES ITUC ha pertanto fermamente invitato il governo turco a garantire il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli arrestati.
L'ITUC rappresenta 170 milioni di lavoratori in 312 organizzazioni nazionali aderenti da 157 paesi.
http://www.youtube.com/ITUCCSI
Per ulteriori informazioni, si prega di contattare il Dipartimento ITUC Stampa: +32 2 224 0204 o +32 476 621 018
giovedì 9 luglio 2009
Going it alone: un nuovo report sul movimento dei lavoratori in China

I lavoratori cinesi scendono in piazza in numeri sempre maggiori. Oppressi dagli abusi dei manager, incoraggiati dal passaggio della nuova legislazione sul lavoro, organizzano scioperi, blocchi stradali e proteste per chiedere il pagamento dei salari arretrati, migliori condizioni di lavoro e persino il diritto di istituire le proprie organizzazioni sindacali.
In un nuovo rapporto pubblicato oggi, China Labour Bullettin guarda a come si è sviluppato il movimento dei lavoratori in Cina negli ultimi due anni, come il governo ha risposto, e perchè il sindacato ufficiale non è stato in grado di avere un ruolo positivo.
Dall'analisi di 100 proteste collettive emergono 3 trend principali:
- I lavoratori hanno preso in pugno la situazione, superando il sindacato ufficiale, premendo verso i governi localli perchè facciano da intermediari. Ed in molti casi hanno avuto successo.
- Gli scioperi si propagano nella stessa regione, industria o filiale. Lo sciopero dei taxi è stato un esempio di protesta di un intero settore e della volontà dei governi locali di negoziare con i lavoratori.
- Le richieste dei lavoratori sono diventate più ampie e sofisticate. Prima erano rivolte alle violazioni di base dei diritti del lavoro, come i mancati pagamenti degli stipendi, arretrati; ora si chiedono stipendi più alti, migliori condizioni di lavoro, si protesta contro la tendenza a licenziare lavoratori a tempo indeterminato per riassumerli con contratti temporanei.
Durante questo periodo, il sindacato ufficiale All-China Federation of Trade Unions è stato largamente assente. ACFTU ha lanciato una campagna per sindacalizzare le industrie maggiori e per i contratti collettivi nei magazzini Walmart, ma con scarsi miglioramenti per i lavoratori.
Going it Alone: The Workers' Movement in China (2007-2008) è disponibile in pdf dal sito di CLB.
E' possibile ascoltare anche la presentazione in podcast
domenica 28 giugno 2009
Report annuale sulle violazioni dei diritti sindacali
Il 2008 è stato un altro anno difficile e pericoloso per i sindacalisti di tutto il mondo, in base allo studio annuale ITUC sulle violazioni dei diritti dei sindacati, che controlla gli abusi contro i lavoratori in 143 paesi. 76 sindacalisti sono stati uccisi a causa delle loro azioni a difesa dei lavoratori, e molti altri sono stati aggrediti fisicamente o sottoposti a molestie, intimidazioni o arresto da parte delle autorità. Mentre il totale a livello mondiale di omicidi è sceso dai 91 dell'anno precedente, il numero di omicidi in Colombia, che è noto come il luogo più pericoloso sulla terra per i sindacalisti, ha raggiunto 49 - un aumento di 10 omicidi rispetto all'anno precedente. La recrudescenza di omicidi ha avuto luogo nonostante le rassicurazioni da parte dell'amministrazione del presidente colombiano Alvaro Uribe, che la situazione era migliorata.
A parte la terribile situazione in Colombia, nove sindacalisti sono stati assassinati in Guatemala, che negli ultimi anni ha visto un aumento di violenti attacchi contro i rappresentanti sindacali e i membri. Quattro sono stati uccisi nelle Filippine e in Venezuela, in Honduras tre, due in Nepal e uno ciascuno in Iraq, Nigeria, Panama, Tunisia e Zimbabwe, dove il regime di Mugabe ha continuato il suo regno di terrore contro il movimento sindacale. In un certo numero di casi i governi sono stati direttamente o indirettamente coinvolti negli omicidi. Un totale di 50 gravi minacce di morte sono stati registrate in sette paesi, con circa 100 casi di aggressioni fisiche in 25 paesi.
I governi di almeno 9 paesi (Birmania, Burundi, Cina, Cuba, Iran, Corea del Sud, Tunisia, Turchia e Zimbabwe) sono stati responsabili per l'incarcerazione dei sindacalisti in considerazione delle loro legittime attività a sostegno dei lavoratori.
"I governi in ogni regione stanno chiaramente fallendo nel proteggere i lavoratori, e in diversi casi sono stati essi stessi responsabili di pesanti repressioni dei loro diritti. Il fatto che alcuni paesi, come la Colombia, Guatemala e le Filippine siano, anno dopo anno, sull'elenco degli omicidi dimostra che le autorità non sono, nella migliore delle ipotesi, in grado di garantire la protezione e, in alcuni casi sono complici con i datori di lavoro privi di scrupoli", ha detto Guy Ryder, ITUC Segretario Generale.
Circa 7.500 casi di licenziamento di lavoratori coinvolti in attività sindacale sono stati registrati in un totale di 68 paesi, compresi 20 paesi nella sola Africa. Questi casi sono, tuttavia, solo la punta di un iceberg, con un gran numero di licenziamenti non più registrati. Il paese con il peggior record di licenziamento è stata la Turchia, dove più di 2.000 sono state documentate e dove il governo è rimasto intollerante all'attività dell'Unione in generale. L'Indonesia (600) è stata la seconda, con centinaia di licenziati anche in Malawi, Pakistan, Tanzania e Argentina.
In Birmania, Cina, Laos, Corea del Nord, Vietnam e un certo numero di altri paesi, solo i sindacati ufficiale di Stato hanno il permesso di operare, mentre in Arabia Saudita, una vera e propria attività sindacale è ancora effettivamente impossibile. Pesante interferenza del governo anche in Bielorussia per gran parte dell'anno.
L'impatto della situazione economica mondiale per i diritti dei lavoratori è stata una caratteristica in molti paesi. Gran parte della repressione si è avuta in tutta l'Africa, in particolare. I governi coinvolti reagiscono duramente nei confronti dei lavoratori che cercano di migliorare i salari a livello mondiale che la crisi alimentare ha colpito, con un numero crescente di nuclei familiari non in grado di nutrirsi adeguatamente. Incredibilmente, molti dei più colpiti sono stati i lavoratori del settore stesso. Più tardi, nel 2008, gli effetti della crisi finanziaria mondiale hanno cominciato a colpire, mettendo ulteriore pressione sulla sicurezza del lavoro, i salari e le condizioni di lavoro.
Sempre più duro lo sfruttamento e gli attacchi ai lavoratori nelle Export Processing Zone (EPZ) di tutto il mondo, una caratteristica presente già negli anni precedenti e peggiorata nel 2008. Trentaquattro paesi citati nella relazione per l'inadeguata o inesistente tutela nelle EPZ, compresa l'Albania, le Bahamas, Belize, Costa Rica, Repubblica Dominicana, El Salvador, Guatemala, Honduras, Giamaica, Giordania, Messico, Nicaragua, Polonia e Oman. Altri 22 paesi sono indicati per lo sfruttamento dei lavoratori migranti, a cui sono spesso negati persino i più elementari diritti, e che spesso sono i più vulnerabili di tutti i lavoratori allo sfruttamento.
"Centinaia di milioni di persone che lavorano, nei paesi in via di sviluppo e industrializzati, si vedono negare i diritti fondamentali alla libertà di associazione e di contrattazione collettiva. Per molti, soprattutto quelli in condizioni precarie di occupazione, questa negazione ha pesanti ripercussioni nella loro vita, in quanto li costringe a ore di lavoro estremamente lunghe in situazioni pericolose o insalubri con un reddito così basso da non essere in grado di sostenere se stessi e le loro famiglie correttamente. La mancanza di rispetto per i lavoratori ha aumentato le disuguaglianze nel mondo, e la disuguaglianza ha causato la recessione mondiale ", ha dichiarato Ryder.
Inquietanti tendenze dei diritti del lavoro nei paesi industrializzati sono evidenti anche nel sondaggio, con sempre maggiore ricorso al lavoro precario e agenzia interinali, che erodono i redditi, le condizioni e i diritti sul luogo di lavoro. Su una nota più positiva, i cambiamenti di governo in Australia e negli Stati Uniti hanno portato la promessa di nuove tutele per i lavoratori in due paesi con situazioni molto povere negli ultimi anni.
Lavoratori in Burkina Faso, Kenya e Mozambico hanno avuto anche qualche motivo di ottimismo, con l'adozione di una nuova legislazione che consente il riconoscimento e l'organizzazione sindacale, mentre nelle Maldive, la nuova Costituzione garantisce la libertà di associazione e il diritto di sciopero.
Per leggere il rapporto completo clicca qui
martedì 16 giugno 2009
I sindacati italiani, i migranti, le convenzioni internazionali
Riceviamo e pubblichiamo la posizione di CGIL CISL UIL rispetto alla applicazione della Convenzione n° 143 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro sui Lavoratori migranti.
CGIL CISL UIL
Rapporto per ILO (International Labour Organization)
Situazione dei migranti e popolazione Rom e Sinti in Italia, in relazione alla Convenzione ILO n. 143 del 1975 e del decreto legislativo n. 215 del 2003
PREMESSA
Ci riferiamo al rapporto del Comitato di esperti OIL sull’applicazione delle Convenzioni e Raccomandazioni, presentato all’Organizzazione internazionale del Lavoro di Ginevra, riunita nella Conferenza Internazionale del lavoro (98^ sessione del 2009). A pag. 643 di detto rapporto l’Italia viene citata l’Italia per supposte violazioni, della Convenzione OIL n. 143 del 1975 (che l’Italia ha ratificato nel 1981). Detta Convenzione tratta del rispetto dei diritti umani fondamentali dei migranti, anche di quelli in condizione irregolare, nonché della promozione della pari opportunità e di trattamento dei lavoratori migranti.
Detto rapporto fa anche riferimento al Decreto Legislativo n. 215 del 2003, con il quale l’Italia ha attuato la direttiva 2000/43/CE “per la parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica”.
Per quanto riguarda la C. 143, il Comitato richiama l’attenzione del Governo italiano al rispetto, in particolare, dei seguenti articoli:
Art.1 - Diritti fondamentali dell’uomo per tutti i lavoratori migranti;
Art. 9 – Diritto, per i lavoratori migranti in condizione di irregolarità, a percepire remunerazione e previdenza sociale per i lavori svolti; nonché la garanzia di poter far valere i propri diritti di fronte ad un ente competente; ed il diritto del migrante e della propria famiglia a non sostenere le spese in caso di espulsione ;
Art. 10 – Promozione da parte dello Stato di misure atte a garantire uguale trattamento in materia di occupazione e professione, di sicurezza sociale, di diritti sindacali e culturali;
Art. 12 – Misure, da parte del Governo, atte ad informare ed istruire il pubblico per migliorarne la consapevolezza sulla discriminazione, allo scopo di cambiarne attitudini e comportamento; l’Esecutivo deve inoltre abrogare qualsiasi disposizione legislativa o prassi amministrativa incompatibili con una politica di pari opportunità e di accettazione dei lavoratori immigrati e le loro famiglie come membri a pieno titolo della società.
Per quanto riguarda il decreto legislativo n. 215 del 2003, con il quale è stato istituito l’Ufficio per il contrasto delle discriminazioni (UNAR) presso il Ministero per le Pari Opportunità, valga per tutti il rispetto dell’Art. 1 (parità di trattamento tra le persone, indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica), concetto già presente nel Testo Unico sull’immigrazione (art. 2 commi 1-8), ed alla base della nostra Costituzione (art.3).
IN RIFERIMENTO AGLI ARTICOLI CITATI
Per quanto riguarda l’Art. 1, va ricordato che l’Italia è un Paese civile e democratico e contempla nella propria legislazione la tutela dei diritti fondamentali dell’uomo. Nondimeno, spesso la dichiarazione in astratto dei diritti, non si traduce automaticamente nella loro implementazione e piena fruizione da parte dei cittadini. In dettaglio:
1. Diritto alla libertà religiosa: rispettato in teoria, nella pratica esso ha trovato ostacoli a livello locale, con problemi posti alla costruzione di moschee (Lombardia, Veneto) ed alla espressione di preghiera in pubblico;
2. Diritti politici. In particolare il diritto di voto (attivo) è negato, in quanto previsto solo per il cittadino italiano; il diritto di voto amministrativo è negato in quanto l’Italia non ha mai ratificato il capitolo C della Convenzione di Strasburgo;
3. Diritti di uguaglianza sociale: questi si suddividono, a loro volta, in uguale accesso alla cittadinanza, uguaglianza di fronte alla legge e abolizione delle discriminazioni. Per quanto riguarda l’accesso alla cittadinanza, l’attuale ddl sicurezza allunga i termini di residenza legale in Italia successivi alla celebrazione matrimonio (da 6 mesi a 2 anni) per richiederla. La cittadinanza per residenza può essere richiesta solo dopo 10 anni e rimane difficile da ottenere, oltre che costosa (tassa di 200 €); uguaglianza di fronte alla legge: questo principio civile basilare è stato messo in discussione dalla legge n. 125 del 2008 che ha modificato l’art. 61 del Codice Penale, inserendo una ipotesi di “circostanza aggravante comune” del reato (aumento della pena di un terzo) … quando il colpevole abbia commesso il fatto mentre si trova illegalmente sul territorio nazionale. Abolizione delle discriminazioni: com’è stato più volte ribadito da Cgil, Cisl e UIL, compito costitutivo di UNAR non è solo quello di segnalare e combattere le discriminazioni dirette, prodotte da comportamenti individuali e collettivi, ma anche quelle indirette, rimuovendo dalla legislazione le norme in contrasto con la C. 143 (articolo 12), la Costituzione italiana ed il Testo Unico sull’immigrazione. In realtà la legislazione non è esente da discriminazioni in particolare in relazione ai cittadini stranieri, dall’accesso al lavoro pubblico (negato a chi non ha cittadinanza italiana), ai trattamenti previdenziali (differenziati nelle ipotesi di godimento per chi rientra nei paesi d’origine), all’utilizzo dei titoli di studio conseguiti all’estero (in genere non riconosciuti dall’Italia), fino al godimento di bonus (come quello relativo alla nascita di un figlio) che le ultime finanziarie hanno esplicitamente escluso per i non italiani. Vi sono poi in comportamenti di fatto, come quelli relativi al trattamento economico (di fatto inferiore al 40% rispetto agli Italiani, come ha evidenziato in un recente studio dell’INPS), nonché normative locali relative al godimento dei servizi che, in molte città si possono avere solo dopo 10 anni di residenza. Più volte Cgil, Cisl e UIL hanno segnalato che il comportamento di UNAR non è consono ed adeguato a quello di un istituto che si presume dovrebbe essere autonomo dai comportamenti dell’Esecutivo, proprio per permettere una piena applicazione delle normative sulle discriminazioni e mettere in mora comportamenti (anche pubblici) in contrasto con esse.
Art. 9 - Per i lavoratori migranti in condizione di irregolarità, diritto a percepire remunerazione e previdenza sociale per i lavori svolti, garanzia di poter far valere i propri diritti di fronte ad un ente competente; diritto del migrante e della propria famiglia a non sostenere le spese in caso di espulsione ; attualmente ad un lavoratore migrante in condizione di irregolarità non viene garantito il diritto alla remunerazione e tanto meno a percepire i diritti previdenziali. Sono molti i casi in cui la denuncia da parte del lavoratore del suo datore di lavoro inadempiente, si è tradotta in una espulsione del migrante che gli ha tolto di fatto il diritto a rivalersi in giudizio. Attualmente l’art. 11 della Bossi Fini prevede una pena fino a tre anni per l’imprenditore che utilizza manodopera in condizioni di clandestinità, ma solo in teoria. Sono pochissimi i datori di lavoro denunciati e meno ancora condannati. Al contrario, con l’introduzione del reato di clandestinità – attualmente in approvazione nel ddl C 2180 – l’espulsione del migrante irregolare può avvenire senza esame di un giudice togato, ma con il solo avvallo del giudice di pace. Con l’espulsione il diritto a far valere i propri diritti di fronte ad un ente competente , rimane solo in teoria. Nel 2006 il governo allora in carica promosse – su pressione sindacale – l’estensione dell’art. 18 del T.U. sull’immigrazione (previsto per gravi casi di tratta a scopo prostituzione) anche ai casi di grave sfruttamento lavorativo. Lo strumento, prevede che i casi comprovati di grave sfruttamento, su denuncia della vittima e su verifica delle autorità, consenta un permesso per motivi umanitari e un percorso protetto di integrazione. La norma è comunque molto restrittiva e non ha influito sul proliferare di gravi casi di lavoro coatto, oggi diffusi in agricoltura, nel campo dei servizi alla persona, ma anche nell’edilizia e nel commercio. Infine, lo Stato non garantisce le spese di rientro in caso di espulsione. E la mancata obbedienza all’espulsione comporta l’arresto ed una possibile condanna fino a quattro anni di carcere (art. 12 Bossi Fini).
Gli articoli 10 e 12 della Convenzione 143, non solo vengono sistematicamente disattesi, ma si tende ad ingenerare nella pubblica opinione un sentimento di rifiuto dell’immigrazione, specie se irregolare ma non solo. L’accostamento del termine “clandestino” con quello di criminale, la criminalizzazione di un’intera etnia come nel caso dei ROM o dei cittadini romeni, sono parte di una campagna spesso ad opera di autorità pubbliche o esponenti di partito che, ingigantita dai mass – media, produce un atteggiamento di insofferenza, quando non rifiuto nei confronti di tutti gli stranieri, con gravi conseguenze anche sul piano di episodi individuali o collettivi di razzismo e xenofobia.
Il clima è anche funzionale a far accettare nella pubblica opinione l’idea che si possa sorvolare sul rispetto di diritti fondamentali, come nel caso dei respingimenti di boat – people provenienti dal Nord Africa, negando di fatto chance ai potenziali richiedenti asilo di presentare regolare richiesta.
Inoltre, la legislazione in approvazione nel cosiddetto “pacchetto sicurezza” , laddove introduce il reato di clandestinità, l’aggravante di clandestinità, il sequestro dell’immobile per chi affitta a irregolari, l’obbligo di denuncia a chi utilizza il money transfer senza esibire il titolo di soggiorno, l’obbligo di esibizione del permesso anche per gli atti amministrativi civili, conferma a nostro avviso l’intenzione di creare una legislazione separata penalizzante per gli immigrati, in particolare per gli irregolari, con gravi conseguenze della violazione di diritti umani e civili.
In particolare, il reato di clandestinità, trasforma in reato penale quella che è oggi una irregolarità amministrativa. Di conseguenza, questa fattispecie di reato finisce per avere un effetto a pioggia sulla legislazione e sul comportamento di pubblici funzionari che, in caso di non segnalazione di un migrante non in regola, potrebbero incorrere nella violazione dell’art. 328 del codice penale (rifiuto od omissione d’atti d’ufficio).
Sono note le polemiche nate per le norme inserite nel ddl sicurezza (ora ritirate) che prevedevano l’opzione per i medici di denunciare il migrante irregolare che ricorreva alle cure, e per i dirigenti scolastici la possibilità di denunciare la famiglia di uno scolaro straniero privo di permesso. In realtà il ritiro di quelle norme non è sufficiente ad evitare potenziali comportamenti persecutori nei confronti di pazienti e scolari, in quanto l’introduzione del reato di clandestinità finirà per pesare sui comportamenti dei pubblici funzionari.
SITUAZIONE ROM E SINTI
In generale non è stata predisposta una legislazione specifica nei loro riguardi, ma sono state emanate ordinanze (n. 3676, 3677, 3678) il 30 maggio 2008 con le quali si danno poteri straordinari ai prefetti delle città di Milano, Roma e Napoli, ed indicazione di smantellamento dei campi sosta abusivi. L’idea iniziale di prendere le impronte digitali anche ai minori nomadi è rientrata grazie alle proteste soprattutto europee. Alcuni comportamenti violenti nei confronti delle persone presenti nei campi al momento del controllo di sicurezza, sono risultati episodici ed isolati.
Quello che maggiormente si critica alle autorità è l’approccio emergenziale con cui si tratta un tema vecchio di secoli. In Italia ci sono 160 mila Rom e Sinti, di cui 90 mila italiani. Sono presenti nel nostro Paese dal 1400, ed una grandissima maggioranza si è integrata. Eppure si continua a trattare il tema “nomadi”, come se fosse recente e la situazione “di emergenza pubblica”. In realtà quello che manca è una seria politica di integrazione in materia di abitazioni, scuola ed avvio al lavoro. In fondo il tema Rom (e per analogia) dei romeni, serve ad agitare l’opinione pubblica e ad esasperare i comportamenti più violenti com’è successo l’anno scorso vicino a Napoli.
La legislazione in approvazione prevede due norme specificamente mirate a Rom e Sinti: quella introduce norme piu' severe per il contrasto all'impiego di minori per l'accattonaggio e quella che subordina la concessione della residenza ad una verifica sulle condizioni di abitabilità (idoneità alloggiativi) , condizioni difficili da superare per chi vive in un campo.
CONCLUSIONI
La legislazione italiana contiene principi importanti di rispetto dei diritti umani, in linea con i principi e le norme internazionali, e a favore di una piena valorizzazione della persona indipendentemente dalla provenienza, colore, razza, credo religioso. La sua normativa, però, non è esente da norme con contenuti oggettivamente discriminatori che andrebbero eliminati. Anche in fase di applicazione delle leggi e dei principi, ci si scontra con un notevole ritardo nell’applicazione di un principio di parità piena ed effettiva per tutti. Oggi la crisi economica ed il clima politico avvelenato certo non facilitano questo percorso, sia pur urgente e necessario.
Purtroppo, anche gli organismi creati a tutela di questo percorso di parità effettiva e di armoniosa convivenza tra le diversità, si sono rivelati insufficienti nell’autonomia e nell’efficacia (vedi Pari Opportunità).
La presenza in Italia di oltre un milione di migranti irregolari e la percezione netta nell’opinione pubblica di una mancanza reale di governance del fenomeno, ha accentuato nella popolazione l’insofferenza verso le diversità.
La crisi economica ha certo prodotto una maggiore tendenza alla chiusura della società italiana ed una più facile permeabilità ad un clima di rifiuto degli stranieri (non solo dei cosiddetti “clandestini”) e del popolo dei Rom e dei Sinti; clima purtroppo anche alimentato da propaganda partitica e dalla drammatizzazione dei mass – media di episodi individuali di cronaca. Un clima tanto grave da spingere 27 organizzazioni della società civile (tra cui tutti i sindacati) a dar vita ad una campagna nazionale contro il razzismo e la paura dell’altro.
Di fronte a questa situazione oggettivamente difficile, la scelta del presente Esecutivo di chiudere i flussi d’ingresso per il 2009 e varare misure draconiane tese a fare terra bruciata attorno alle condizioni di vita dei migranti, non solo non produrrà effetti sul piano della lotta all’irregolarità (al contrario, destinata a crescere), ma rischia di acuire il clima di scontro ed incomprensione nell’alveo della società civile.
martedì 19 maggio 2009
Congresso Confederale Cisl - 20 - 23 Maggio 2009: la diretta
Riceviamo e pubblichiamo
Cari amici
anche quest'anno i lavori del Congresso Confederale della Cisl, in programma a Roma dal 20 al 23 maggio, potranno essere seguiti attraverso internet a questo indirizzo
Al Congresso è previsto anche il debutto del nuovo portale di Conquiste del lavoro (www.conquistedellavoro.it) che sotto la guida di Raffaella Vitulano seguirà minuto per minuto tutte le fasi della nostra assise con servizi, interviste e rubriche di approfondimento.
Per la prima volta tutte le fasi salienti del Congresso si potranno vedere in diretta anche in televisione sul canale "CISLTV" 924 di Sky che trasmetterà le quattro giornate del congresso con una replica permanente durante le 24 ore.
Ampi servizi speciali prodotti da CislTV, in collaborazione con il quotidiano Conquiste del Lavoro, saranno trasmessi anche in analogico sulle emittenti del circuito Europa 7 e precisamente su Lady tv in Veneto, TV Centro Marche, Teleregione (Toscana), TVR Voxson(Lazio), TVQ /Abruzzo e Molise), RTC-Telecalabria e Telemia (Calabria). Anche Sat 2000 trasmetterà stralci del Congresso su alcune emittenti collegate.
Nel corso della diretta sul canale 924 di Sky sono previste interviste nello studio televisivo di CislTv che sarà allestito al Palazzo dei Congressi con la conduzione di Helga Cossu di Sky Tg24,Janina Landau (Class Cnbc), Giuseppe De Filippi del TG5, Oscar Gianino (Rai Tre).
Nella sala dove si svolgeranno i lavori del congresso, saranno collegati in diretta alcuni giornalisti di Conquiste del lavoro che intervisteranno sindacalisti, politici ed altri ospiti.
In occasione del Congresso sarà on line su internet anche il nuovo "Channel Cisl" su YouTube http://www.youtube.com/CislTv.
Fraterni saluti
Il Segretario Confederale
(Paolo Mezzio)
venerdì 17 aprile 2009
Liberati i sindacalisti birmani
Riceviamo e pubblichiamo:Una buona notizia per Pasqua.
A seguito dell'urgente richiesta dell'ILO al Ministro del Lavoro birmano per la immediata e incondizionata liberazione dei 5 sindacalisti arrestati il 1 Aprile dopo aver partecipato al primo Congresso del sindacato birmano, considerato dalla giunta una organizzazione terrorista, i cinque sindacalisti sono stati liberati.
Le autorita' hanno proibito loro di continuare a lavorare con l'FTUB.
Ancora una volta l'intervento tempestivo dell'ILO, anche su sollecitazione CISL ha portato i suoi frutti.
Ancora 2.100 prigionieri politici sono nelle carceri birmane condannati a lunghi anni di detenzione senza alcun motivo, come il sidnacalista Myo Aung Thant che e' stato insignito dalla CISL del Premio Giulio Pastore e che sta scontando la pena dell'ergastolo per il solo fatto di essere un leader sindacale.
L'appello per la liberazione immediata di tutti i detenuti politici puo' essere sottoscritto sul sito
Cecilia Brighi
mercoledì 25 marzo 2009
Congresso Sindacati Birmani
Un storico Congresso di tre giorni della Federazione dei Sindacati della Birmania (FTUB) si è concluso ieri al confine tra Thailandia e Birmania, con l'adozione della nuova Costituzione, e la rielezione di U Hla Oo come Presidente e Maung Maung come Segretario Generale. La FTUB, che è stata fondata nel 1999, è stata sempre in prima linea nella lotta per la democrazia e i diritti umani. La Costituzione conferma lo status di FTUB come organizzazione sindacale indipendente, democratica, impegnata per i diritti del lavoro, in particolare per le norme dell'Organizzazione internazionale del lavoro, per tutti i lavoratori birmani.
I delegati al Congresso hanno espresso il loro ringraziamento per il movimento sindacale internazionale, per la forte solidarietà dimostrata dai sindacati in tutto il mondo a sostegno dei loro colleghi birmani, e si sono impegnati a rafforzare la cooperazione internazionale.
Una caratteristica fondamentale del Congresso è stata la ri-affermazione del FTUB dell'impegno per la fine dello Stato militare e l'introduzione della democrazia. Il Congresso ha chiesto un boicottaggio delle "elezioni farsa" dei militari nel 2010, e che sono destinate ad aumentare la credibilità del regime senza fargli cedere il potere assoluto che attualmente detiene. Il Congresso ha anche promesso di portare avanti la lotta contro l'uso sistematico del lavoro forzato da parte dei militari, con le prove che il regime ha utilizzato il lavoro forzato in progetti di ricostruzione a seguito del devastante ciclone Nargis del maggio 2008.
FTUB inoltre ha mantenuto la sua richiesta di sanzioni economiche contro la giunta militare, rilevando che il 90% della popolazione della Birmania vive con meno di 1US $ al giorno, e che le uniche persone ad ottenere un reale beneficio dalle relazioni commerciali ed economiche con gli altri paesi sono la piccola minoranza della popolazione che gestisce il regime e i loro più vicini sostenitori.
"FTUB esce da questo Congresso forte, unita e determinata a lavorare per un futuro migliore per i lavoratori birmani e l'intera popolazione del paese. La Federazione ha chiaramente un sostegno molto forte all'interno del paese, nonostante le continue molestie e la brutalità del regime verso tutti coloro sono sospettati di sostegno al sindacalismo reale. ITUC e i suoi partner internazionali continueranno a rafforzare il sostegno alla FTUB nella sua lotta per la democrazia, la giustizia e i diritti dei lavoratori ", ha detto Jaap Wienen, Vice Segretario generale ITUC, che ha rappresentato la Confederazione al Congresso.






